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Carlo Porta (mi diverte parlarne con le parole di Corrado Colombo) - 1775-1821

Nel 1775 (il 15 giugno) "la sciora Violante Gottieri cont el scior Giusèpp, so marì, mètten al mond Carlo Porta, el grand poètta milanes, e l'è lu stèss ch'el dis la data, l'ora e el sit dove l'è nassuu, con sta quartina: (io però la trascrivo tutta)

Sont nassuu sott à San Bartolomee
in del milla sett cent settantases
al mezz dì del dì quindes de quel mes
ch'el sô el riva à quel pont ch'el volta indree."

Per quell che soo da Isepp el carrocee
ch'el gh'avarà i so settant'agn bon pes
soo che finna al messee de mè messee
l'eva anch lù come mì bon milanes.

Per fagh poeù à on besogn toccà con man
Che no poss


Porta nasce in una solida famiglia borghese. (lui parla del 1776, alcuni testi riportano il 1775....chi avrà ragione?)***
La sua vita si svolge in un periodo burrascoso fra Rivoluzione, dominazione napoleonica, Restaurazione e prime avvisaglie di rivolta nazionale.

Dal 1785 al 1792 è nel Collegio dei Gesuiti di Monza; poi si iscrive a filosofia nel Seminario di Milano, ma il padre lo fa smettere dopo un anno. Si impiega a Venezia (1798-99) dove si dà alla bella vita, spende, chiede denaro al padre e così i rapporti fra i due si fanno ancora più difficili. E' a Venezia che comincia ad appassionarsi al dialetto.

Nel 1800, a Milano, viene ammesso all'Accademia letteraria milanese, mentre lavora presso l'Intendenza di Finanza della Lombardia. Perde l'impiego al ritorno dei francesi e per un po' si occupa presso privati, riprendendo contemporaneamente a scrivere versi, tanto che nel 1812 la sua notorietà aumenta (tra l'altro i suoi bollenti spiriti si erano nel frattempo calmati, per cui si dedicava con serietà ai suoi impegni di lavoro, di famiglia e di poesia).

Dopo alcune passioncelle, nel 1806 aveva sposato Vincenzina Prevosti, poi aveva avuto tre figli ed era diventato vice ispettore delle Finanze. Dal 1814 è cassiere generale al Monte Napoleone. E' anche diventato un ottimo attore brillante. Continua a battersi per una nuova letteratura, attorno al 1815 ha una nuova relazione, nel 1817 aderisce al gruppo romantico, dopo di chè, purtroppo la sua salute diventa cagionevole sino a portarlo alla morte il 5 gennaio 1821.

Porta è l'iniziatore e il maestro del romanticismo realistico in Italia

Così il Colombo parla della sua morte:

L'è scampaa domà quarantacinqu ann, ma fina di dersètt ann l'ha cominciaa a sentì i effètt de la podagra che l'ha abbandonaa pù fasendel soffrì tèrribilment.

Tommaso Grossi, che l'era per el Porta pussee che amis on fradèll, l'ha assistii fin quand l'ha tiraa l'ultim respir.....el noster Poèta immortal"

***Nel frattempo ho saputo che Porta è nato effettivamente nel 1775, ma nella sua quartina parla del '76 per esigenza di rima.


  Tommas Gròss/Tommaso Grossi

Nasce a Bellano nel 1790, ma è allevato da uno zio di Treviglio perché la madre muore. Studia giurisprudenza, dopo di che si trasferisce a Milano dove, nel 1816 conosce il Porta del quale diventa amico (vedi la poesia scitta in occasione della sua morte prematura) e persino a volte suo collaboratore nella stesura di testi dialettali

Un anno dopo conosce anche Manzoni presso il quale si trasferisce dal 1822 al 1837 e dove scrive testi in italiano. Dopo quest'ultima data si sposa e si dedica alla professione notarile. Muore nel 1853.

Tra le sue opere:

Marco Visconti - I Lombardi alla prima crociata - La fuggitiva
La Prineide (satira in dialetto milanese) - Poesie milanesi

Una sestina del Porta che riporto qui sotto conferma la sua amicizia "fraterna" col Grossi:

I Fradej Gup, che staven a l'insegna (GUP=Grossi und (e tedesca) Porta)
di piffer de montagna, fan savè
ch'han dervii fondegh al Teatter Re.
(Fondegh = bottega)
A l'insegna del sparg de Zilavegna, (borgo fra Milano e Pavia)
venden fiasch assortii a prezzi discrett
de la fabbrica d'Ix, Ipsillon, Zett.


Domenico Balestrieri/Meneghin Balestree
(Milano 16 aprile 1714 - 11 giugno 1780)

Papà Giuseppe sperava di farne un avvocato (e la mamma Isabella Maganze?), ma lui scelse lettere e filosofia (e ben fece!)
Tipo "pacioso", simpatico, amato dai salotti milanesi perché poeta arguto, vivace e..."senza peli sulla lingua".
(Io di lui invidio le composizioni poetiche in memoria del suo gatto (Gatteide 1741) perché vorrei saperne scrivere di simili sul mio cane).

Le sue Rimm milanes sono invece del 1744 e del 1774 le Rimm milanes del Meneghin Balestrieri Accademegh Trasformaa.

Nel 1772, per finire nel novero dei "...Poetta che han faa la scimbia al Tass..." in diversi dialetti italiani, scrive la sua versione meneghina de La Gerusalemme Liberata affinchè il dialetto milanese abbia il suo posto vicino agli altri.

Lavorò e scrisse tutta la vita, ma trovò anche il tempo di mettere al mondo con Rosalia Casati un sacco di figli.


Cusani
(notizie da El Gianni)

Purtroppo non conosco il nome. Si tratta però di un discendente della famiglia Cusani, già proprietaria del Palazzo Cusani (via Brera 15) costruito nel 1719 dall’Arch. Giovanni Ruggeri (romano). Il Piermarini ne sistemò poi un’ala nuova. Forse il Palazzo fu poi ceduto al Demanio???.

L’Ing. Semenza di cui si parla nella poesia "L’apparizion del Poetta D.B." (v.link Poesia) era probabilmente un "addetto ai lavori" del Comune nel 1931 che nella sistemazione urbanistica riguardava particolarmente la circolazione viaria in quel tempo in espansione. In piazza Duomo fu messo un vigile sopra un "tamburo" che regolava l’accesso dei veicoli provenienti da via Torino, via Mazzini e via Orefici. Il vigile era munito di una piccola "mazza" bianca lunga circa 40/50 cm. Ci fu poi anche il premio al "vigile migliore!". Il Semenza, assieme a un Portaluppi aveva elaborato già nel 1926 un piano urbanistico in un concorso nazionale.

L’Ing. Albertini di cui si parla sempre nella poesia potrebbe essere l’Ing. Cesare Albertini "capo ufficio urbanistico del Comune". Realizzò un piano urbanistico ufficiale "firmato a spizzichi" fra il 1931 e il 1934 per diverse zone di Milano. In particolare quanto poi definito con R.D.L. 7 maggio 1931 che approvava lo stralcio al Piano Regolatore relativo alle zone sud, est e nord est per gli spazi di Piazza Diaz, della nuova Piazza S.Babila, di Piazza Fontana, di via Borgogna e della nuova strada che sarà poi Corso Europa.


Giovanni Rajberti
(medico-poeta - Milano 1805-Monza1861)

Mi sto soffermando su di lui perché nei giorni in cui si ricordano le Cinque Giornate (18-22 marzo 1848) mi viene detto che è stato il più grande cantore dialettale di questo periodo storico (al quale ha anche preso parte descrivendolo nel suo poemetto Il Marzo 1848 non solo elencando i fatti, ma trasmettendone anche le emozioni e gli aneliti). Naturalmente perseguitato dalla polizia austriaca. Altra sua opera è la traduzione in milanese de la Poetica di Orazio

Inoltre mi ha colpito una sua frase che ho letto tempo fa non so più dove e che mi sono trascritta per non dimenticarla: " Il dotto più impara e più sente di sapere pochissimo e più si fa cauto e guardingo nel giudicare le cose, ma l’ignorante sa tutto: egli scioglie al momento i più ardui problemi e ha pronto un rimedio per ogni male e trova un provvedimento per qualunque bisogna."

Rajberti è stato anche autore di satire e di libri umoristici, scritti in italiano come: Il gatto, L’arte di convitare, Il viaggio di un ignorante a Parigi.

Di lui trascrivo nel link "Poesia" qualche brano del poemetto.


Emilio De Marchi (Milano 1851-Milano 6 febbraio 1901)
 Ritratto eseguito dalla moglie LINA (Rachele Martelli)

 

Solo 50 anni di vita, ma quanto intensamente e dolorosamente vissuta! In   questo 2001, che vede le celebrazioni dei 150 anni dalla sua nascita e i 100 dalla sua morte, non si può non spendere due parole su quest’uomo che viene ricordato con affetto e simpatia e non si può fare a meno di rileggere qualche sua opera. Io cercherò di riscrivere nel link della Prosa il suo accorato Milanin Milanon per la capitale morale Milanin, (ch’el stava intorna al Domm come ona famiglia che se scalda al camin) che vede trasformata in un caotico e invivibile Milanon (ma allora, oggi che grido dovrebbe lanciare chi ama Milano e la vorrebbe vedere maggiormente rispettata!)

Laureato in Lettere, romanziere, commediografo, giornalista, pedagogista, impegnato nel sociale, filantropo. Nel 1891 viene anche a gran voce eletto nel Consiglio comunale di Milano.

Il dolore più grande della sua vita? Sicuramente la perdita nel 1897 di Cesarina, la sua "bambina" quindicenne, sepolta nel cimitero di Paderno Dugnano dove c’è ancora Casa Tavecchio (con una lapide alla memoria) che ospitava la famiglia De Marchi nei periodi di vacanza: Anche sua moglie Lina Martelli riposa con lui in questo cimitero, accanto a Cesarina. De Marchi aveva anche un figlio: Marco nato a Maggianico il 22 settembre 1883  e un fratello, il senatore Luigi nato a Milano il 16 maggio 1857 e morto a Padova il 15 febbraio 1936.

(vedi www.milanesiabella.it )

Le sue opere più note:
in italiano: Cappello del prete (un giallo), Demetrio Pianelli, Arabella (seguito del Demetrio P.),

in milanese: Milanin Milanon, Prose cadenzate milanesi (Inverno, Ohee spazzacamin!, Ringraziament del poer spazzacamin pinin, pinin, I pover mort, me regordi…, El noster Domm


Delio Tessa
(Milano 18 novembre 1886-Muore a Milano il 21 settembre 1939, a causa di un’infezione diffusa in tutto il corpo dopo l’incisione di un ascesso ad un dente)

Figlio unico, avvocato, ma con poco successo nella professione, più portato peraltro alla cronaca giornalistica e radiofonica, alla poesia dialettale e alla prosa. Il cinema e la musica sono la sua passione.
Viene descritto come persona riservata, ma bonaria, non troppo appariscente, ma che si fa notare per il suo modo di vestire un po’ fuori moda e per l’inseparabile ombrello al braccio.
Rimane scapolo, dopo una vicenda amorosa travagliata

Vive piuttosto ritirato, anche a causa del difficile momento storico, ma ha alcuni amici che lo stimano e che lui ricorda nelle sue liriche.

I suoi scritti dialettali:

L’è el dì di mort, alegher! (nel 1932) Si tratta di nove liriche
Poesie nuove e ultime "De là del mur", raccolta di liriche che vengono pubblicate nel 1947 dopo la sua morte.

Recita lui stesso – e molto bene, da fine dicitore – i suoi versi, che sono molto appprezzati non solo nei salotti, ma persino in certi ambienti non proprio "bene" tipo la casa di tolleranza della Olga.

(nel link Poesia ho trascritto la sua lirica El popò malaa che sto leggendo proprio oggi)-(Sembra proprio un nonno! Nds)


Giovanni Barrella (l’ultim brumista)
(1884-1967)

Scrive Claudio Beretta: "la sua opera va oltre il personaggio e si affianca all’eredità dei nostri maggiori poeti, da Negri a Medici a Tessa a Guicciardi. Allievo di Ferravilla, con il quale ebbe in comune la passione per il teatroi, volle distinguersi dal Maestro, con gesto sia pur deferente, conscio della propria ambizione di portare nel teatro e nella lirica dialettali contenuti di maggior impegno.
Attore, commediografo, poeta, ma, non meno, pittore. Epigone della Scapigliatura, Barrella sente l’unità dell’arte nelle differenti manifestazioni musicale, pittorica, poetica; introduce così nella lirica e nel teatro pennellate potenti di colore, armonie ricercate e vigorose di suoni e, per converso, nella sua pittura, una visione lirica del mare, delle nature morte, ma soprattutto dei paesaggi lombardi……….."
Tra i tanti suoi lavori ricordo di aver letto La mamma di gatt (1932) - La portinara (1912) – Primavera (1933)

Una curiosità:

Tra i suoi vari slogans pubblicitari commissionatigli da varie ditte c’è il noto

"Ne podi pù de vedegh nò
per mett i occiai del Viganò"


Luigi Cazzetta (Milano, via Orti, 07.11.1907-Sardegna 30.07.1992)
Premio Porta 1962
Insignito dell’onorificenza di Cavaliere Ufficiale dal Presidente della Repubblica
Può considerarsi appartenente alla scuola del Tessa e del Guicciardi

Così scriveva di lui Piero Mazzarella su un LP prodotto insieme:
"Un milanese con l’anima del fanciullo. Così disperatamente innamorato di questa nostra città che il suo amore trasuda in ogni sua poesia. Non sono stati i premi letterari, i riconoscimenti, le medaglie che lui ha già avuto in questi ultimi anni a convincermi a dare la mia voce alle sue poesie. E’ stato invece lo stupore che io ho provato quando mi sono accorto che un uomo, pur vivendo fra i numeri (difatti è un bancario) possa avere dentro di sè tanta poesia e tanto spirito di osservazione. Le sue liriche sono acute, pensate, sentite profondamente. Dal nostro incontro nasce un disco, che è la testimonianza del nostro amore per il dialetto milanese. Vi piacerà? Io dico di sì!, perché in questa nostra epoca fatta di velocità, di corse al denaro, un soffio di sentimento è indispensabile per vivere e credere ancora in certi valori umani. E dalle sue poesie i valori saltano fuori prepotentemente. Se a voi riuscirò a dare quelle sensazioni che io ho provato leggendo le poesie di Luigi Cazzetta, ne sarò felice. Sono certo che questa nostra collaborazione durerà a lungo, in virtù di quello stesso amore che ci lega al nostro dialetto e alla nostra città."

E così abbiamo parlato anche del bravo Piero Mazzarella, tuttora alla ribalta con successo. Non sono riuscita a trovare l’anno di produzione del disco di cui si parla, ma la foto di copertina mostra i due interpreti ancora belli, gagliardi e sorridenti. E così mi piacerà ricordarli.

Oltre a La mamma Gisa (che ho trascritto nella pagina dedicata alla "poesia"), ricordo di aver letto anche La testa on poo piegada e sentito recitare da Piero Mazzarella: Odor de pan – Ragionatt – In tramm senza giornal – L’era già alt el sô – Quand la vedevi – Ciappa on barchett e va’ –Night Club – Sessanta, raggio terzo: San Vittor.


Pier Luigi Amietta

E'anche lui un meneghino dei nostri giorni, come la Ada Lauzi, e lui e la moglie sono anche amici, proprio come la Ada. Scrive in prosa, in poesia (in lingua e dialetto), scrive saggi, recensioni...e dice che "nella vita professionale crede nella comunicazione e in quella privata nell'amore", sostenendo poi che "sono la stessa cosa". Un suo libro di poesie in lingua? "Prove d'autore". Ha curato per alcuni anni in maniera superlativa la rivista "Sciroeu de Milan" dell'Accademia del Dialetto Milanese tanto da far dire al suo successore che Sciroeu non è una rivista, ma un libro di cultura. Lo trovate anche sul volume "La città narrata" di Angelo Gaccione (ediz.viennepierre). Senza poi contare i saggi professionali sulla comunicazione. Nella pagina dedicata alla Poesia inserirò un paio di lavori suoi.


Cesare Mainardi (Milano, 12/3/1900 - 04/12/1985)

(La passion del mè amis Sergio, ch'el viv giamò de vint ann in Brazil e ch'el gh'haa ona gran nostalgia del sò Milan.)

El Cesare Mainardi l'era on ingegner ch'el se occupava de assicurazion e che intorna ai ann '50 l'ha sentii ona gran voeuja de scriv in poesia (che la saria stada la soa prima vocazion), perchè el gh'aveva denter ona gran sensibilità, soratutt in di confront de la vita de tutti i dì e el sò coinvolgiment.De chì la domanda: perchè semm chì e perchè devon morì...
De caratter l'era puttòst ombros e fogos, ma forsi perchè l'era timid.
La soa poesia e la grafia hinn modern, proppi come quei del Luigi Guicciardi, sò bon amis. (El Delio Tessa l'era el sò idol). La ciamen, la soa, poesia de l'intim,la tipica poesia de la tradizion milanesa (De Marchi, Praga, Giacosa), ma l'è anca la poesia di nòster dì, cont ona precisa dimension stòrica.
Insèma al Luigi Cazzetta e all'Avocatt A.M.Antonini l'haa partecipaa a la fondazion del "Sciroeu di Poetta" e de L'Accademia del dialetto milanese.
I sò lavorà:
VALZER – stampato a Roma nel 1964 – con le seguenti poesie: Gesa de primavera – Ragn – Farfalla – Aster – Sorgente – Mórós – Tenda – La nòtt di curett - Alleluja - Mazurca – Polca – Valzer – Galop – November – Notturno – La ca’di memòri
PIANTA A MILAN - stampato a Roma nel 1959 (121 copie numerate) – con le seguenti poesie: Camin – Pess d’or – Sol de ottober – Strada – Visita – Poledrinn – "Si c v os non vobis…" - Nott de cittaa – La bottega della speranza – La giostra – Gatt – Orghenin – Omber e sogn – Montagn – Circo – Luna – Cart – Pianta a Milan
EL CANCELL – stampato a Roma nel 1959 (180 copie numerate e firmate dall’autore) con le seguenti poesie: Primavera – I zingher – L’orolocc – El cancell – Adree a nun duu – Favola – Colazion – Nivol – La breva – Dorma, Brianza – Vicenza di miracoi – Tegnom con tì – Nebbia – Dedree di stell – La messa di vegett – E se on dì – La resgiora dell’Alp – Diman… - Inverno